Amministrare un comune non è una scienza esatta: non ci sono risposte che vanno sempre bene o che sono sempre sbagliate. Gli amministratori eletti arrivano da percorsi diversi, con formazioni, attitudini e capacità differenti. Il loro compito è dare un indirizzo, una visione per la città, ma sono poi i tecnici comunali a tradurre queste indicazioni in progetti concreti, che vengono successivamente sottoposti all’approvazione della giunta o del consiglio comunale.

Due esempi recenti a San Donà di Piave mostrano bene la complessità di questo equilibrio tra indirizzo politico, fattibilità tecnica e partecipazione cittadina: il progetto della pista ciclopedonale su via Sabbioni e la variante edilizia.

La pista ciclopedonale di via Sabbioni: una scelta tra diverse esigenze

L’esigenza di un collegamento sicuro tra le nuove stazioni degli autobus e dei treni e le scuole è diventata urgente con l’avvio dei lavori di ATVO e RFI per le nuove infrastrutture di trasporto.

Durante la precedente amministrazione, fu richiesto uno studio per una pista ciclopedonale lungo via Baron e via Sabbioni. La principale criticità evidenziata dai tecnici che hanno presentato il progetto all’attuale maggioranza è la larghezza ridotta della carreggiata: per mantenere il doppio senso di marcia e inserire una doppia pista, il progetto prevede l’abbattimento di 18 alberi.

Dopo l’approvazione in maggio del progetto, diverse associazioni ambientaliste hanno espresso preoccupazione per l’impatto ambientale dell’intervento, raccogliendo oltre 1300 firme contro l’abbattimento, che sono state depositate ieri in comune.

La situazione presenta diversi elementi da valutare: ridurre l’impatto sull’ambiente, garantire sicurezza per pedoni e ciclisti, evitare un peggioramento della viabilità e dell’inquinamento nelle zone limitrofe. Per questo è fondamentale un confronto pubblico serio, aperto a soluzioni alternative e capace di mettere in dialogo tutti gli interessi in gioco. Come consiglieri, porteremo questo tema in commissione, come già richiesto la settimana scorsa.

La variante edilizia: contestualizzare le scelte del passato

Per quanto riguarda la variante al Piano degli Interventi, è utile ricordare il contesto in cui è nata. Nel 2013, il Comune si trovava a gestire una situazione finanziaria difficile, in parte legata agli investimenti per la nuova piazza Indipendenza e il Teatro. In quegli anni, la crisi immobiliare aveva congelato molte operazioni edilizie, e il rallentamento degli oneri di urbanizzazione ha avuto effetti concreti sui bilanci comunali.

La variante approvata nel 2020 e adottata nel 2022 è stata pensata per rispondere a più esigenze:

  • Attuare gli obiettivi strategici di mandato in materia urbanistica e ambientale;
  • Consentire ai cittadini di intervenire su lotti e aree da riqualificare, in ottica di consumo di suolo zero;
  • Incentivare il recupero di aree degradate, con un’attenzione particolare al centro urbano;
  • Rilanciare il comparto edilizio con regole più chiare e sostenibili.

Oggi, se la nuova amministrazione intende rivedere queste regole, ha pieno diritto di farlo. Ogni scelta va valutata nel contesto attuale, con strumenti aggiornati e coerenti con gli obiettivi politici della maggioranza, senza ogni volta lamentarsi di chi c’era in precedenza. I tempi cambiano, le esigenze cambiano, il mercato cambia e si deve far fronte a questi cambiamenti in maniera responsabile.

Costruire nel tempo, insieme

Nel confronto tra amministrazioni, è importante mantenere un approccio orientato al bene comune. Le visioni possono cambiare, ma è auspicabile che i cambiamenti avvengano nel rispetto del lavoro svolto, delle valutazioni tecniche e del coinvolgimento dei cittadini. L’urbanistica richiede tempo, confronto e coerenza: solo così si può costruire una città più giusta, sostenibile e condivisa.